In questo caso di sfortunato assemblaggio di parole, la malcomunicazione è una di quelle in cui ci si fa un autogol.
Non che ogni esempio di malcomunicazione, alla fine, non si tramuti in una sconfitta personale, visto che mette a repentaglio il tuo rapporto con gli altri o i tuoi obiettivi… qui, in più, c’è il fatto che chi usa queste parole sta squalificando se stesso in partenza.
Se l’esempio è stupido per te, per quale motivo io dovrei starti ad ascoltare? Non potresti farne uno intelligente o utile? Se anche lo pensi, per quale motivo me lo dici ad alta voce?
Qualificarlo così in partenza, che sia perché non te ne viene uno migliore oppure perché non vuoi dare troppe aspettative al tuo interlocutore, va contro i tuoi interessi e non giova a nessuno. Al limite, lascia che sia l’altro a giudicarlo (non lo farà praticamente mai).
Ora, per farti apprezzare come una sola parola possa modificare totalmente una frase, pensa se dicessi:
“ti faccio un esempio intelligentissimo”
oppure
“ti faccio un esempio fantastico”
Il cambiamento non avviene solo perché l’affermazione da negativa diventa positiva!
Infatti, la prima versione può essere interpretata come presuntuosa e non la userai mai.
La seconda, in base al tono che usi, può essere considerata poco umile, ma anche diventare intrigante al punto da attivare una certa curiosità.
La cosa più importante, sempre se corrisponde al vero, è crederci; così riesci a trasmettere il tuo coinvolgimento agli altri. La percezione cambierà perché sei il primo a ritenere utile e interessante quello che stai dicendo.
Un’alternativa che va bene per tutte le situazioni è:
“ti faccio un esempio semplice”
Predisporrà ad un ascolto agevolato che, perciò, sarà più apprezzato prima ancora di iniziare.
Per evitare la malcomunicazione:
Non indebolire le tue affermazioni con frasi controproducenti. Scegli quelle che sostengono il tuo discorso.
“Ti faccio un esempio stupido” diventa:
- “ti faccio un esempio semplice”
- “ti faccio un esempio interessante”
- “ti faccio un esempio fantastico”
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